Settembre 2019

Il primo week end di Settembre la Val Vigezzo si vestiva di fiaba e fuliggine e per noi, adottivi per poche ore di quei paesi, era un po’ la festa di fine estate. Una festa che iniziava il venerdì della notte nera, solitamente raffreddata dai primi venti freschi di un agosto che andava via, ballando tra cilindri neri e foulard che rivelavano paesi d’origine. Rituali consolidati dal ripetersi negli anni, sempre uguali. Quelli della festa e i nostri: la passeggiata del sabato mattina, la spesa per la gnoccata in giardino e poi la sfilata della domenica. E gli aperitivi in piazza, le birre e i genepy cantando la canzone degli spazzacamini, i video e le foto per non dimenticare la festa. La focaccia calda quando si era ormai fatta mattina.
Belle vigezzine in maschera e uomini distinti: tutti calati nella scenografia di una grande rappresentazione fiabesca. Paesi d’un tratto surreali, che si coloravano di carbone. E si faticava a restare puliti durante le parate, mentre si ritornava tutti piccini.
Banda, colori, allegria ovattata dal sogno, voglia di abbracciarsi, ridere, giocare insieme per strada. E c’era spazio solo per la leggerezza.
Era il 1 settembre 2019 e il mio ultimo giorno con lei. Ma ancora non lo sapevo. Come non sapevamo che la pandemia quest’anno ci avrebbe impedito di annerire di nuovo la nostra pelle e di indossare quei buffi cappelli neri.












Quest’anno la festa degli spazzacamini l’ho vissuta attraverso il tuo racconto, il bello è che c’era anche lei!
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