(Milano, Aprile 2020)

Milano come non l’avevo mai vista, vuota nel bel mezzo del pomeriggio, come se le persone fossero state cancellate in postproduzione. Surreale. E invece, semplicemente reale. Questa la mia città nei mesi del lockdown: necessariamente in bianco e nero, tra vie deserte, silenzio assordante, rimbombi di sirene tra le scie di biciclette delle consegne a domicilio.
Piazza del Duomo svuotata persino dai piccioni. Il turbamento ti avvolge ed è impossibile restare fuori da questa tragica quiete. In Galleria le tue suole di gomma riecheggiano come fossero tacchi. E quello che provi camminando in questa spietata solitudine è un groppo confuso di emozioni improvvisamente troppo profonde.
Emozioni che si radicano ancora più a fondo, mescolando il sole con la luna, le lacrime con l’euforia. Arcobaleni di ottimismo aggrovigliati tra le paure.

Tra chi aspetta un tram, che forse porta alla fase successiva, e magari ci regalerà un pochino di libertà in più. E tra chi ormai non aspetta più.








