(Dicembre 2019 – Gennaio 2020)

Alla ricerca di selvatico isolamento, ancora ignari di quello che sarebbe accaduto dopo pochissimi mesi e della pandemia, abbiamo voluto conoscere queste isole estreme, che hanno avuto il potere di rallentarci la mente.
Una natura dall’energia potente, ma trattenuta, arginata dal mare e dal vento. Popolate da pochissime specie animali (pecore, qualche papera, conigli la notte, salmoni e merluzzi), poche specie vegetali (quasi nessun albero, erba e tuberi), e ancora meno esseri umani. Dove gli elementi atmosferici prevalgono su ogni cosa, dove in un giorno tutto si accavalla e il vento ti porta via, impigliandosi nelle pale eoliche e arrotondando le asperità, che restano però appiccicate alle persone, accoglienti, ma schive.
Prati sui tetti, cascate che eletrizzano i pensieri, il verde e il giallo che si impastano con il bianco della neve, del manto delle pecore, della schiuma del mare che ti vuole prendere.
Nuvole che corrono veloci, che ti avvolgono, ti confondono e poi all’improvviso ti spogliano. E resti imbambolato a guardare cieli pastello che si riflettono su specchi di terra, mentre il vento gelido ti attraversa le ossa. Ma il tuo corpo, inebriato dalla forza di una natura tanto potente, quasi nemmeno se ne accorge. E non vorresti andartene più.
















